La nostra storia · Capitolo 5
Verso la prima immersione
Gennaio 2026. Al Comune di Ischia, una firma segnava un passaggio decisivo: la concessione demaniale.

La prima fotografia di questo capitolo racconta quel momento. Dietro quei documenti c’erano gli studi del fondale, le domande, gli incontri e il lavoro delle persone che mi avevano accompagnato fino a lì. Davanti, finalmente, c’era la possibilità di dare forma concreta alla cantina subacquea.
Quel tratto di mare che avevo scelto, e che potevo guardare dalla mia terrazza, diventava il luogo in cui realizzare il progetto. Cominciava una nuova fase, fatta di decisioni operative e preparativi.
A febbraio, il percorso mi portò a Parigi, a Wine Paris.
A quel tavolo c’erano Michel e Sylvie Drappier, Camilla Squeri ed Emanuele Kottakhs, che aveva favorito l’incontro. Fu in quell’occasione che prese avvio il rapporto con la famiglia Drappier, la cui Maison, fondata nel 1808 a Urville, custodisce una storia che attraversa otto generazioni.

Per chi, come me, ha dedicato tanta parte della propria vita alla conoscenza e al racconto del vino, quel momento aveva un significato particolare. Poter parlare del progetto di Ischia direttamente con Michel e Sylvie dava una prospettiva concreta al lavoro dei mesi precedenti.
Emanuele aveva reso possibile quel confronto, mettendo a disposizione le proprie relazioni e accompagnandomi in un altro passaggio importante. Insieme a Camilla, stavamo costruendo le condizioni per portare lo Champagne Drappier nel mare di Ischia.
Le fotografie conservano il ricordo di quell’incontro: Sylvie con una bottiglia tra le mani, i calici sul tavolo e le persone con cui il progetto continuava a prendere forma.

A giugno ero a Santa Margherita Ligure, insieme a Camilla Squeri e all’insostituibile Emanuele Kottakhs.
Con loro iniziammo a preparare il lavoro per l’immersione di settembre. L’esperienza di Jamin Portofino, che aveva accompagnato il progetto fin dai primi passi, diventava un riferimento concreto anche in questa fase.
Era arrivato il momento di lavorare sulle bottiglie e di organizzare ciò che avrebbe preceduto la loro discesa in mare. Le immagini mi ritraggono tra lo Champagne e le scatole pronte per le fasi successive: il progetto cominciava ad avere un peso, un volume, una presenza che potevo toccare.


Quelle bottiglie rendevano visibile il lavoro svolto fino ad allora. Guardandole, pensavo al viaggio che le attendeva e al luogo che avevamo scelto per custodirle: la Secca della Madonnina, nel mare di Ischia.
Riguardando oggi queste fotografie, riconosco tre passaggi della stessa storia: la firma a Ischia, l’incontro a Parigi, il lavoro a Santa Margherita Ligure. Ognuno aveva aggiunto qualcosa di necessario. E in ognuno c’erano persone che avevano scelto di accompagnarmi.
Settembre si avvicinava. Presto sarebbe arrivato il momento di affidare le prime bottiglie al mare di Ischia.